È un immenso vuoto quello che lascia Rodolfo Dordoni. Un vuoto che con sobria eleganza sapeva colmare attraverso gesti discreti e gentili, precisi e geniali, come era il suo modo di progettare e di relazionarsi con le persone. È stato un grande maestro contemporaneo che ha sempre creduto nel valore del disegno a matita, nel libero gesto della mano come mezzo di sperimentazione e traduzione del pensiero progettuale, nel segno tracciato su carta come meravigliosa espressione di un umanesimo capace di trascendere le epoche.

 

La sua storia professionale e umana è fortemente legata a quella di Giulio Cappellini; un rapporto di profonda e sincera amicizia iniziato sui banchi del Politecnico di Milano e rinsaldato in dieci anni di art direction del marchio Cappellini. Rodolfo Dordoni ha trovato in azienda una palestra in cui muovere i suoi primi passi, fino a diventarne un importante pilastro che ha contribuito in maniera indelebile alla cultura del design italiano e internazionale.

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